Bioplastica e plastica biodegradabile: le differenze ed i vantaggi

Al giorno d’oggi, si sente molto spesso parlare di bioplastica e di plastica biodegradabile: ma di cosa si tratta nello specifico? E soprattutto, i due termini possono essere considerati sinonimi?

Con la parola “plastica” ci si riferisce ad un’eterogeneità di materiali: ciò che accomuna questi materiali è la costituzione a base di polimeri, molecole che si intrecciano tra loro formando un reticolato. Le plastiche “classiche” sono composte da polimeri sintetizzati artificialmente non biodegradabili; l’evoluzione nella comprensione dei rapporti esistenti tra i processi naturali e le proprietà dei polimeri ha portato allo sviluppo di nuovi materiali, che potessero avere le caratteristiche e l’usabilità della plastica, ma che fossero allo stesso tempo biodegradabili.

Secondo la definizione data dalla European Bioplastics, la bioplastica è una tipologia di plastica che può essere a base biologica (bio-based), biodegradabile o possedere entrambe le caratteristiche. La bioplastica può quindi derivare:

  • Interamente da materie prime non rinnovabili ed essere biodegradabile (es. PBS, PBAT);
  • Parzialmente o interamente da biomassa e non essere biodegradabile (es. bio-PET, bio-PP);
  • Parzialmente o interamente da biomassa ed essere biodegradabile (es. PLA, PHB).

Bioplastica non bio-based e biodegradabile

La tendenza di un materiale plastico alla biodegradabilità dipende unicamente dalla struttura chimica del polimero: pertanto, rispetto alla biodegradabilità è irrilevante che il polimero derivi da fonti rinnovabili o da fonti non rinnovabili. Dal punto di vista meramente tecnico, dunque, tutti i materiali risultano essere biodegradabili, tuttavia per ovvie ragioni solo quelli che si degradano in un lasso di tempo relativamente breve (settimane o mesi) vengono definiti in questo modo. Non tutte le bioplastiche risultano biodegradabili: alcune di esse sono definite “durevoli”; allo stesso tempo, alcuni polimeri plastici a base di petrolio sono in grado in decomporsi più velocemente rispetto alle loro controparti bio-based. Alcuni esempi di bioplastica non derivante da biomassa e biodegradabili sono rappresentati dal polibutirrato, il policaprolattone e il polibutilene succinato.

Bioplastica bio-based non biodegradabile

Un materiale bio-based è parzialmente o interamente ricavato da biomassa vegetale: è quindi di origine biologica e non usa componenti di origine fossile come il carbone o il petrolio. Ricordiamo ancora una volta che bio-based e biodegradabile non sono sinonimi: con biodegradabilità si indica la proprietà di un materiale di degradarsi, a seguito dell’azione di alcuni microrganismi. Diversi materiali bio-based non sono biodegradabili, tra cui troviamo il polietilene, il polietilene tereftalato e il poliacrilato.

Bioplastica bio-based biodegradabile

Il principale vantaggio di questo tipo di bioplastica riguarda le proprietà ambientali: quando le bioplastiche biodegradabili si decompongono, gli elementi naturali che ne scaturiscono non vanno ad intaccare l’ambiente. Tuttavia, i vantaggi della bioplastica biodegradabile sono rilevanti solo se il materiale viene trattato in modo adeguato e in nessun caso si dovrà disperdere nell’ambiente.

L’unione di biodegradabilità e l’uso di biomasse per la produzione della bioplastica offre la singolare opportunità di allineare l’intero ciclo di vita della plastica con i cicli naturali: la plastica viene prodotta da risorse naturali rinnovabili ed a loro fa ritorno.

Un altro concetto è la compostabilità: le plastiche compostabili sono un sottoinsieme delle plastiche biodegradabili, ed oltre ad essere biodegradabili sono anche disintegrabili e il loro processo di decomposizione avviene in meno di tre mesi.

Tra le bioplastiche bio-based e biodegradabili troviamo l’acido polilattico, i poliidrossialcanoati e le plastiche a base di amido.

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POSTED: 22/06/2020 | CATEGORY: Senza categoria | TAGS: